La protezione delle aragoste è molto importante in Sardegna dove vi è una produzione elevata di questi crostacei, sia in termini di qualità che di quantità. Per questo a Bona Marina si è deciso di creare delle zone protette dove salvaguardare l’incolumità delle aragoste da attività di pesca troppo intensiva e dal mercato nero che ne fiorisce intorno.

L’aragosta mediterranea, anche conosciuta come Palinurus elephas, vive solitamente in fondali ghiaiosi o rocciosi a profondità più o meno elevate che vanno dai 20 ai 110 metri, ma è possibile trovarne alcuni esemplari anche a profondità più elevate. Può arrivare fino a 50 centimetri di lunghezza e solitamente si riproduce nei primi mesi invernali (tra dicembre e gennaio).

A causa di una pesca troppo intensiva e del mercato nero che mira alle aragoste di piccola taglia (24 cm di carapace), il numero di questi crostacei rischiava di calare molto velocemente; per questo a Bona Marina si è pensato di creare delle zone di ripopolamento dove qualsiasi attività di pesca, da quella professionale a quella sportiva, è severamente vietata.

In queste aree, l’unica attività di pesca concessa è quella che serve a scopi scientifici: da alcuni anni, infatti, l’Università di Cagliari ha avviato un progetto che prevedere una specifica marchiatura per le aragoste di taglia non commerciabile che successivamente vengono poi liberate in queste riverse protette. In seguito, alcune di esse vengono poi “ripescate” con delle reti che non danneggino l’ambiente marino sottostante, per monitorare il grado di ripopolamento e confrontare i dati raccolti.

Chiara Biffoni

16 giugno 2016