E’ pronta per il secondo anno di fila la nuova edizione della “Cagliari Unofficial Guide”, l’innovativa guida turistica del capoluogo dell’isola che mira al superamento dei classici e convenzionali itinerari per viaggiatori. Ne ha parlato, facendo anche un bilancio dell’esperienza dello scorso anno, Enrico Lixia, uno dei giovani autori insieme a Simone Deiana, Luca Licciardi e Daniele Zedda.

Partiamo dalla prima edizione. Che impatto ha avuto in città ? 

Abbiamo avuto ottimi riscontri, in tanti ci dicono che abbiamo portato a Cagliari una comunicazione turistica nuova e sicuramente targettizzata, rivolta infatti non al turista generico mordi e fuggi ma in particolare ai viaggiatori low cost che cercano esperienze più autentiche e locali.

Cosa cambia rispetto allo scorso anno? Quali sono le novità più importanti?

L’anno scorso la guida era divisa in categorie: food, shop ecc… Quest’anno è più dinamica. Ogni autore ha scritto un itinerario: alla scoperta delle librerie di Cagliari, dei locali dove bere un drink, dei posti dove fare aperitivo o colazione, e di quelli dove andare a vedere arte o sentire musica. Abbiamo anche inserito una nuova sezione, si chiama Tip dispenser, è un distributore automatico di dritte. Poi c’è anche una sezione dedicata alle attività outdor: corsa, bicicletta, surf e skateboard. Consigliamo dove praticare queste attività a Cagliari. Il giornalista e scrittore Celestino Tabasso per esempio  ha curato invece la rubrica Traditional diches con la presentazione degli 11 piatti assolutamente da gustare in città. Dal punto di vista del formato invece non sarà più una pubblicazione di 60 pagine come la scorsa edizione ma una mappa pieghevole molto più funzionale e dinamica.

Qual è la filosofia alla base del vostro lavoro? Perché  bisogna preferirla alla classica guida turistica che tutti conosciamo e sappiamo usare?

Allora per prima cosa bisogna dire che la nostra guida non è nata per creare business. Noi per primi viviamo la città come viaggiatori. Continuiamo a sorprenderci per le cose che offre e sappiamo ancora apprezzarla. Molti dei posti che inseriamo nella guida non li conoscono neanche i cagliaritani. Poi quello che ci interessa sopratutto è raccontare la città in modo talmente accattivante da convincere qualcuno a trasferirsi qui. Quello che manca a Cagliari infatti per fare il salto di qualità è una vera interculturalità: ci manca quella componente di migranti europei che arricchisce le altre città. Che porta, che so, un ragazzo spagnolo a venire da noi per aprire un ristorante o uno studio di architettura. E non dobbiamo aver paura della concorrenza: chi è più bravo va avanti, per un’integrazione vera.

18 giugno 2014